Interviste

 

Articolo per Moka e Nessuno è innocente, sul giornale “Lesa nel cuore”

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LA FAMIGLIA DEI POETI (2010) – Mirko Zullo intervista Moka

Mirko Zullo intervista Moka, giovane autrice di Lesa.
Sognava di pilotare elicotteri, ora usa la poesia e la malinconia del lago. Non fa vibrare le finestre di casa, ma l’anima di chi non sa che “amor, ch’a nullo amato amar perdona”.
Moka è una giovane poetessa del Lago Maggiore, di Lesa. Ho avuto il piacere d’incontrarla e conoscerla meglio. È molto timida e riservata ed è anche per questo che la sua poesia è carica di ermetiche criptiche verità. Moka ha sfidato la scrittura sin dall’adolescenza, il suo primo tema alle superiori è stato argomentato in versi, il titolo era “I sogni nel cassetto”. Sicuramente uno di quei sogni Moka l’ha realizzato: il suo primo libro, “Verrà la Notte, avrà la tua Luce”, edizioni Albatros-Il Filo (luglio 2009). Voleva pilotare elicotteri, poi ha scoperto l’amore per la letteratura ed i suoi elicotteri si sono trasformati in draghi, in creature mitologiche capaci di ogni cosa, proprio come la parola. Moka, cosa cerchi dalla poesia? Risposte. Ho domande che non trovano pace, ma con la poesia posso provare a trovare alcune di quelle risposte, in un mondo diverso, un mondo tutto mio. È la mia chiave di lettura sul vivere quotidiano, come la pioggia che cade e risveglia tutto, cade e non solo per annoiarci o deprimerci… Parlaci del tuo libro. Contiene poesie di un periodo molto particolare della mia vita. E’ il viaggio verso un amore mai realizzato. La rincorsa di ogni illusione, di ogni speranza di un sentimento senza meta, senza alcuna concretizzazione. La malinconia mi ispira molto, quando sono felice non riesco a scrivere con sincerità. Eppure il titolo sembra lasciare uno spiraglio di ottimismo. Una certa sintonia c’era tra me e il mio “lui”; io parlavo della luna, lui della notte. La speranza non l’ho mai abbandonata del tutto, specie verso la poesia. Se muore lei muoio anch’io… Poesie ed elicotteri, due passioni molto diverse tra loro: Mi piace pensare che abbiano una propria identità. Ho sempre ritenuto fossero carichi di anima e vita anche loro, altrimenti come ti spieghi che ti fanno vibrare i vetri della casa quando passano vicini? I tuoi racconti, invece, di cosa parlano? Ho iniziato più tardi a scrivere in prosa. Mi piace chiamarli “proesie”, perché metto molta poesia anche in quelli e credo siano molto più diretti e comprensibili di alcuni miei versi Come ti relazioni con le critiche e le chiavi di lettura degli altri? Pochi ti leggono con sincerità, con completa attenzione. Nonostante ciò, quei pochi hanno carpito molto bene ciò che volevo trasmettere. Resta il fatto che la mia poesia ha dei segreti che resteranno sempre e solo “nostri”, è un modo per custodirli… Secondo te questo è un mondo che vive di poesia? Molto poco. Si ha sempre meno tempo per riflettere, per vivere le proprie emozioni com’è giusto che sia. Si sta perdendo il senso dell’astratto, dell’immateriale; c’è un cambio di direzione degli interessi comuni. Per fortuna non tutti siamo così, perché l’arte ci regala molta più magia di qualsiasi altra cosa al mondo. Il libro è uscito da poco, dove possiamo incontrarti prossimamente? Ci sarà una presentazione il 21 maggio, alle ore 21, alla Biblioteca di Lesa. Non mancheremo. Chiuderei con un classico: progetti futuri? Sto scrivendo un libro di racconti fantasy, come ti ho detto mi piace molto la magia. Moka ha un’anima profonda, carica di passioni e sentimenti. A volte la sua poesia sembra perpetuare la retorica, ma forse certe cose non si possono se non dire in un solo modo. L’importante è che ogni parola sia nostra, sia sempre e gelosamente nostra. L’amore ha arricchito il suo animo poetico, alimenta con frenesia la sua ispirazione: “sono rimasta ad ascoltare il palpito del mio cuore allontanarsi, senza vedere chi fosse il ladro”. È consapevole di quanto si soffra per un amore a senso unico: “mentre ti guardo negli occhi e sento il tuo respiro annegare nel mio”. Ma non si darà per vinta, non ancora: “respiro sulla tua pelle gli occhi dipinti e spingo nel cielo le ali del mio cuore”. Sì perché forse la poesia – permettetemi un azzardo di similitudine politica – è uno splendido “conflitto di interessi”; dove noi stessi scriviamo di ciò che siamo, presentandoci poi a noi stessi con le nostre parole.

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