Le donne, nonostante tutto, resistono fino all’ultimo respiro

Correva l’anno 2050. Macchine volanti e sistemi di aerazione mantenevano il mondo un luogo più pulito, mentre le donne continuavano ad essere uccise dagli uomini.

Nel mutismo di mura domestiche inespugnabili, che tenevano lontano i vicini dai segreti coniugali, le donne si ferivano con rimasugli di vite sognate, lottando tra il senso di impotenza e quello di ribellione.

C’è dolore nella lama che affligge il corpo, ma non è più forte di quello depositato nella stretta gabbia della commiserazione, parola dopo parola; c’è un dolore così forte, che resiste anche quando ogni vena scoppia insieme a tutta la voglia di vivere. E di questo ha paura l’uomo: della donna che resiste anche quando viene buttata via in un sacco nero della spazzatura. Buttata per strada, lasciata lì, ad esalare l’ultimo respiro, tra l’indifferenza dei passanti e l’odore acre di plastica e sangue.

Correva l’anno 2050. Mio marito mi fece a pezzi, tagliando le parti di me che mi classificavano come genere femminile. Quando mi trovarono, sorridevo, nonostante fossi stata sezionata nel tentativo di mettere a tacere quell’anima che voleva vivere.

Fui accolta in una grande stanza vuota: l’unico riferimento era il letto e tutti i macchinari, a cui ero collegata, borbottavano che potevo ancora vivere. Potevo vivere senza il mio corpo, nonostante ci fosse un dottore che spesso ne controllava lo stato. Era delicato, ogni giorno mi chiedeva come stavo, aveva tenerezza nella voce ed io avevo ancora lacrime per vedere il mondo oltre l’immensa finestra; quel mondo che riempiva occhi e stanza, mutando i giorni e lasciandomi fantasticare nelle notti insonni. La mia anima era commossa dalla vita. Questo mi bastava per esistere.

Racconto e fotografia inseriti nell’antologia “Finestre sul Mondo” – IV Edizione del Concorso poetico/narrativo/fotografico dell’Associazione Licenza Poetica

Parole di Moka e fotografia di Simone Sonetti – tutti i diritti riservati ai proprietari

Interpretazione di Roberta Giuffrida della Compagnia Teatrale “La Marmotta”

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