NELLA MIA SELVA SGOMENTA LA TIGRE

I COMMENTI DEI LETTORI

In questa raccolta di poesie l’autrice ci prende per mano facendoci vivere delle emozioni molto intense. Le poesie mi sono piaciute tutte tantissimo. Consiglio questa raccolta a tutti. Moka ha uno stile inconfondibile e unico. Bravissima.

BARBARA PEDROLLO

“Tigre!Tigre! Divampante fulgore/ nelle foreste della notte,/Quale fu l’immortale mano o l’occhio/ ch’ebbe la forza di formare la tua/ agghiacciante simmetria?(…)” scriveva William Blake per simboleggiare la sofferenza che deriva dall’esperienza umana.

Moka (pseudonimo artistico di Monica Zanon), autrice di questo delicato libro di poesie, promuove il nobile felino a simbolo della poesia stessa. La poetessa si immedesima con la tigre fino a tal punto da utilizzare lo sguardo penetrante del “felino – poesia”  per osservare la “realtà- selva” che la circonda.

E in questa selva ascoltiamo suoni che provengono dal tubo catodico (“Dentro il corpo c’è un dolore”) e rumori che non vorremmo ascoltare (Violenza domestica). Le stagioni sono imperfette (“Stagioni”) come imperfette sembrano sempre le parole al poeta.

E poi c’è il lago, che mitiga tutto e tutto culla. Sulle acque del lago si riflettono gli occhi della Tigre che diventano malinconici (“La voce della notte d’estate”), mentre attorno papaveri “si baciano/ infatuati/  di passioni ribelli (…)” ( “Tra i Papaveri”) e “Gigli rossi” sbocciano indifferenti alle traversie umane. La Tigre ascolta “ Le chiacchiere della pioggia” e costruisce “Castelli in aria”  sognando l’abbandono assoluto dei campi assolati.

Il lago, chiave di lettura degli umori (“La chiave di lettura”), attraversa anche i sogni. E nei sogni tutto avvolge, anche la vita (“Storia di un sogno”).

Moka  con questa silloge dà prova di grande sensibilità poetica e regala parole che sanno graffiare a fondo l’animo del lettore.

DIEGO BALDASSARE

Mi sono addentrato in punta di piedi e con molta circospezione fino alla radice dei sogni e là, dove non giungono i raggi del sole e la realtà è come un buco nero che ingoia ogni cosa, l’ho scorta. Le sue zanne luccicavano nel buio e i suoi occhi gialli erano un libro aperto. Guardandola, come ipnotizzato, ho preso coscienza dei dolori degli uomini, delle loro ipocrisie, delle incomprensioni, delle violenze dissennate e delle loro debolezze. Mentre piangevo, se non mi fossi stretto al tronco di un vecchio albero nodoso, probabilmente la tigre si sarebbe impossessata della mia dignità di uomo. Saltando come un acrobata, tra rami abbattuti del bosco e ostacoli improvvisi che si paravano innanzi a me, ho ritrovato la strada di casa, pur sentendomi inadeguato. Un libriccino magico mi aveva protetto: la silloge poetica di Moka.

GIANPIERO PISSO

Tutte le poesie di Moka sono molto belle, ma io mi soffermo su alcune delle tante che mi hanno emozionato maggiormente.
POESIA ROMANTICA oltre ad essere una riflessione sul senso e sul valore dell’arte poetica, conferma quanto detto da Simone Santi nella prefazione, e cioè che i versi di Moka sono nelle cose, nei luoghi, nel quotidiano del nostro vivere e non nascono nel chiuso di uno studio.
Lo stesso concetto è sotteso in SENZA PAROLE quando viene esplicitata questa grande verità: l’amore (come la poesia) non va cercato in lontane contrade, esso spesso ci sta accanto “senza dire una parola”e noi non ce ne accorgiamo. L’amore è un tema ricorrente e viene tratteggiato dalla poetessa in tutte le sue forme. TRA I PAPAVERI ad esempio ci racconta l’amore adolescenziale, un sentimento rivoluzionario in quell’età, oltre che timido e gioioso.
Avrei voluto parlare anche di “CHIACCHIERE DI PIOGGIA”, ma lo ha già fatto Antonio Borghesi che in queste cose mi è maestro.

ALBERTO GIROLAMO

Cara Moka la tua selva è un paradiso di anime che si incontrano nella loro consapevolezza. Grazie grazie grazie…

EMANUELE ASCONE

Che di meglio, dopo aver dato il “sangue alla patria” di immergersi in un bel libro?

Chiacchere di pioggia
Sulle corolle di velluto
Fradice
Si piegano all’ascolto

Basterebbero solo queste poche parole per convincervi a leggere “Nella mia selva sgomenta la tigre”, una silloge della grande poetessa Moka, edita da “Le Mezzelane Casa Editrice” e, in effetti, io non aggiungerò molto se non che la poesia deve sgorgare spontanea dall’anima del poeta come un torrente che a volte scorre impetuoso, travolgendo tutto quello che incontra, mentre altre s’infratta per poi riapparire acquetandosi in piccole brillanti pozze, per riprendere poi forza e lanciarsi di nuovo garrulo e spumeggiante verso il suo ineluttabile sfogo.
È ciò che incontrerete in questa breve raccolta dove la chiave di lettura è la luce e la sua assenza, l’amore e la sua fragilità.
Buona lettura.

ANTONIO BORGHESI

Dalla prima poesia “In fondo alla radice dei tuoi occhi” si percepisce la profonda sensibilità di Moka. Consigliato!

ELEONORA BUOMPANE

Style Selector

Colors

Layout Style

Patterns for Boxed Version

Images for Boxed Version