TUTTE LE PAROLE DEL MARE

 

LE RECENSIONI

I COMMENTI DEI LETTORI

“L’errore è il risultato che si ottiene nel bramare la perfezione […]
Non dobbiamo dimenticare il tempo del perdono per noi stessi, così che le nostre colpevolezze possano creare un futuro nuovo […]”
Un pirata poeta affida ad un racconto epistolare tutti i moti dell’anima in un susseguirsi di situazioni sospese fra realtà sogno, leggenda…
Poesia in prosa davvero coinvolgente, al punto che, iniziata la lettura per caso, l’ho finita in un solo pomeriggio!
LUCIA DALLABONA
Hai un grande talento, considerata la giovane età, e, immagino, pur avendo letto solo questo libro, anche una grande versatilità. Di certo non è un libro per tutti e, se è un parere sincero che cerchi, questo tipo di ambientazione non rientra nei miei gusti di lettore spesso onnivoro. Io ne sto ricavando una sensazione di luce fredda e ammaliante, rotta dal calore del sole e dei luoghi. Trovo che ci sia più cervello che cuore. Stai dicendo al lettore guarda come sono brava, come gioco a mio piacimento con le parole. Io non riuscirei a leggere un altro libro così: troppa roba, troppo intenso, troppo nutriente, ma questo, nel suo genere e nel suo intento di poem prose esoterico/allegorico, è perfetto. Addirittura sembra uscito da una mente aliena o da una pulzella metastorica in scrittura automatica. La pecca che vedo è il ricorso voluto, ma per me troppo reiterato, ai sostantivi con la maiuscola. Appesantiscono la pagina, sono graficamente invadenti. Tu sei molto brava, davvero, adesso parla ai comuni mortali. Queste le mie umili impressioni.
CARLO LOTTEK
Pirati ansimanti, gatti mannari, anime disperse, vulcani animati, animali vulcanici, acque insinuanti, mari insistenti… sono le parole del mare e Moka le ha raccolte. È una poesia senza gli acapo con un richiamo a Coelho o a Zafòn. Forse più Zafòn che Coelho, ma forse Moka non aveva in mente nessuno dei due. È una storia di pirati senza Filibusta dove i protagonisti non sono i soggetti, ma i pensieri, dove uomini, animali e materia vivono una loro vita che a volte si interseca. Sono una scusa per andare per mare, sono ladri di parole. E nella lettura tutto regge perchè il protagonista diventa proprio il lettore o, meglio le sue immagini mentali. C’è anche un, forse inconsapevole, richiamo al concetto di Alberto Asor Rosa quando parla della “polvere degli umili”. Anche per Moka tutto quanto abbiamo intorno non è altro che la polvere prodotta dalla trasmutazione di chi ha vissuto prima di noi. Ogni personaggio ha ruolo fondamentale che si completa solo grazie a quello degli altri e poi il protagonista, colui il quale scrive in prima persona, il pirata senza nome ha una sensibilità femminile.

Non è un comandante gentiluomo e forse non è neppure comandante. In lui i sentimenti e le caratteristiche sono gli stessi che in genere si attribuiscono ai personaggi femminili. In fondo la letteratura è fatta di ruoli. Si può uscirne, li si può forzare, a patto di correre qualche rischio… Ecco, in questo romanzo ci sono più sovrapposizioni di ruoli. L’autrice corre il rischio dovuto, paga il pegno in modo intelligente e alla fine ne esce indenne . Infine va detto che la descrizione dei luoghi è una cesellatura preziosa. I dettagli sono reali, gli scenari fantastici. È l’occhio che fa la realtà. E ogni passaggio è un incontro con se stessi.

GIANNI LUCINI

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