Tu, il punto che cuce il mio infinito

È nelle mie ossa che vedo  

le cicatrici del tempo, 

i passi ed i vuoti delle vite dentro me.  

Le mie domande rimangono  

lunghe come le occhiaie, 

poi arrivi tu  

ed è facile dedicarti tutti i miei sogni. 

Tu, il punto che cuce il mio infinito: 

dal quale vorrei rubare qualche bacio,  

solo per snocciolare leggermente 

il filo del discorso,  

e ricucirlo con altri baci. 

 

MOKA © tutti i diritti riservati 

Poesia e fotografia tratte dalla silloge “Difettosa”

    2 comments

    1. È semplicemente stupendo come nello stesso componimento tu riesca a mantenere due spiriti così diversi e antitetici : il senso di spaesamento nei confronti del proprio vissuto (“cicatrici del tempo” è una metafora semplice quanto efficace) e al contempo la redenzione del completamento. Nel mezzo quel verso emblematico che dà l’idea del lavoro della poetessa, ovvero dell’artigiana : “il punto che cuce il mio infinito”.
      Una limpida poesia che l’abitudine del lettore vorrebbe classificare come “d’amore”, ma che a me piace immaginare come un invito a immergersi in un mistero più profondo.
      Come al solito, complimenti per i versi e per le immagini.

      1. Grazie per i tuoi commenti Nerio, sono sempre interessanti punti di vista che permettono al pensiero originario di evolversi… 🙂

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